Il pubblico e le domande dopo Taranto chiama a Cassano Valcuvia

Appuntamenti-Rassegna stampa

Mentre la cronaca intorno all’acquisto di Acciaierie d’Italia per un euro continua a rincorrersi, ogni proiezione di Taranto chiama è un’esperienza diversa.

Quella di ieri sera al Teatro comunale di Cassano Valcuvia, un teatro gioiello voluto dai cittadini quasi cento anni fa, è stata particolarmente emozionante e sentita. Una serata intensa, attraversata da domande vere, confronto, partecipazione.

Cosa può importare, in provincia di Varese, una storia che attraversa Trieste e Taranto?
La risposta è arrivata dal pubblico stesso, dal bisogno di capire come tutto ciò che viene raccontato nel film sia potuto accadere.

Si è parlato di sindacato, di lavoro, di produzione, di acciaio “verde”. Si è parlato delle donne di Taranto, dei bambini, delle nuove generazioni. Di chi non c’è più e di chi, invece, non ha abbandonato la città ma ha scelto di restare e di sognare un futuro diverso.

In sala c’erano giovani e adulti, persone che conoscevano a grandi linee questa vicenda e persone che non ne sapevano nulla. C’è chi ha apprezzato la dimensione poetica del racconto e chi si è chiesto come sia stato possibile seguire questa storia per così tanti anni, spesso in solitudine.

La risposta è ancora aperta.
Ma una cosa è chiara: non si può tacere davanti a un’ingiustizia perpetrata da chi dovrebbe proteggere i cittadini. Lo hanno ricordato anche l’ONU e la Corte europea dei diritti umani ai governi italiani nel corso di questo decennio.

Il viaggio di Taranto chiama prosegue.
Prossima tappa Trieste, il 20 febbraio, al Cinema Ariston, grazie a Cappella Underground e Articolo 21.
Il 27 febbraio il film sarà a Brescia, in Piazza della Loggia, allo Spazio Ahref, con Basta Veleni.

Tutti i dettagli saranno disponibili da lunedì sul sito del film e nella newsletter Libera e Civica.

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